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La storia delle aquile randagie PDF Stampa E-mail

La storia delle aquile randagie

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Si facevano chiamare Aquile randagie i ragazzi del gruppo di scout di Milano e Monza che svolgeva attività giovanili clandestine durante il periodo del fascismo. Una legge (la n. 5 del 9 gennaio 1927), una delle cosiddette Leggi Fascistissime, aveva decretato infatti lo scioglimento dei Reparti Scout nei centri inferiori a 20.000 abitanti, e l'obbligo di inserire l'acronimo ONB (Opera Nazionale Balilla) nelle insegne dei rimanenti. Papa Pio XI fu costretto a dichiarare sciolto l'ASCI il 24 gennaio dello stesso anno. Il 9 aprile 1928 lo scautismo fu dichiarato soppresso dal Consiglio dei ministri.

Anche il gruppo scout Milano II e il gruppo scout Milano VI deposero ufficialmente le proprie insegne fiamma. Ma alcuni di essi si rifiutarono di cessare ogni attività. Usando anche messaggi in codice e cifrati per non venire scoperti, quei ragazzi continuarono a ritrovarsi, tenendo anche regolari campi scout d'estate, tra l'altro in Val Codera (provincia di Sondrio), e svolgendo regolari attività scout. Li guidavano, fra gli altri, Andrea Ghetti, del gruppo Milano 11, detto Baden, e Giulio Cesare Uccellini, capo del Milano 2, che prenderà il nome di Kelly durante la resistenza. Ebbe anche il soprannome di Bad Boy, affibbiatogli da J.S. Wilson, all'epoca direttore del Bureau Mondiale dello Scautismo.

Dopo l'8 settembre 1943, le Aquile Randagie, assieme ad altri, diedero vita all'OSCAR (Organizzazione Scout Collocamento Assistenza Ricercati) che si impegnò in un'opera di salvataggio di perseguitati e ricercati di diversa nazione, razza, religione, con espatri in Svizzera (noto quello di Indro Montanelli) e concludendo il proprio servizio proteggendo la vita, a guerra finita, ai persecutori di ieri.

Con la fine del fascismo anche i componenti delle Aquile Randagie hanno contribuito a rifondare l'Associazione Scouts Cattolici Italiani portando il proprio contributo di fedeltà (l'ASCI nel 1974 si fuse con l'AGI creando così l'AGESCI).

Altri gruppi scout clandestini sono rimasti attivi in Italia negli anni del fascismo (uno di essi si riuniva addirittura a Palazzo Venezia, lo stesso dal cui balcone il Duce si affacciava per i suoi discorsi), ma le loro vicende non hanno avuto una così grande risonanza successiva.

 

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