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Lettera della partenza "Mino" PDF Stampa E-mail

Mino

Cari fratelli, compagni di strada, amici,oggi parto.
Sì, oggi parto. Oggi lascio dalle mani i nostri ricordi per poterli mettere nello zaino della Vita, oggi cerco di mettere a frutto gli insegnamenti, il Tempo, l’Amore che mi è stato donato per fare l’unica magia che consenta di raggiungere la Felicità: moltiplicare quanto ho avuto e portarlo al cuore di chi ne ha più bisogno.
Mentre scrivo mi scorrono pensieri, momenti, ricordi di Felicità, del Tempo che ho passato con ciascuno di voi. E queste righe le butto giù lentamente, quasi avessi timore di rovinare i ricordi nell’accarezzarli troppo.
Io non so che Uomo sarei stato senza lo scoutismo, eppure so che Uomo lo scoutismo ha contribuito a farmi diventare. Un Uomo d’Amore. Un Uomo della Vita, profondamente innamorato di questa occasione che Qualcuno ci ha concesso, ciascuno con un obiettivo per la propria Felicità e con dei volti da portare al proprio fianco.

Oggi è un giorno molto importante, ma è il tempo che ho giocato per questa vita scout che l’ha reso così importante. Oggi per me è, soprattutto, il momento del ringraziamento. È il giorno in cui rendere grazie per tutti quelli che hanno permesso che io oggi fossi qui, a godere del vostro abbraccio per poterlo riportare nella mia Vita.

Il primo ringraziamento va a Monia, la mia compagna nella Partenza. Grazie per condividere con me i valori di cui ci facciamo testimoni.
Vorrei ringraziare poi tutti i capi, i rover e le scolte in servizio che hanno seguito le mie zampe in questi anni. Grazie: sincero, di cuore. Grazie per il vostro Tempo.
Un enorme ringraziamento va all’intero Clan del mio primo anno. Siamo stati una vera comunità, in spirito d’Amore, amicizia e correzione fraterna. Da tutti voi ho imparato l’impegno in prima persona e per ciascun membro della comunità. Ringrazio quel clan, perché quella Sarajevo che io non ho visto, riesco a sentirla.
Perché riesco a leggere di essa, lasciando che la pelle d’oca mi scenda addosso come un manto.
Perché riesco ad apprezzare quello che leggo nei vostri occhi. Voi, che, in quello spettacolo, vedevate la nostra “missione”. La vostra fede in essa è esempio di un’ orgogliosa testimonianza di cui ho fatto tesoro. Traspariva il vostro senso di doverlo quello spettacolo, di doverlo alla Giustizia, all’Uomo e alla Vita. È stato il modo di quel clan, del nostro clan, di pitturare di rosso la rosa che la “bomba Sarajevo” aveva lasciato dentro le esistenze di voi che avevate visto.
In particolare tra tutti vorrei ringraziare Damiano: grazie per essere stato paziente, fraternamente amorevole e sincero. Grazie per avermi indirizzato in gratuità verso la mia strada per tante cose, per le tante parole della route sul Pollino, per i consigli, gli abbracci, i pensieri sparsi di quei pochi giorni fra tante faticose parole sui monti. Grazie.
Un altro grazie va al Clan universitario di Roma, che mi ha accompagnato in questo lungo primo anno nella Capitale e al mio clan di formazione del Jamboree, vera esperienza di servizio e amicizia. Tutte le persone che ho incontrato in queste realtà mi hanno aperto le loro vite e si sono dimostrate valide come compagni di strada, seppur per un breve tratto. Porto ciascuno di loro con me nei ricordi in questo momento.
Ringrazio poi Chiara, per l’ascolto e le parole scambiate, ma soprattutto perché sa accettare il gioco complice e vicendevole di bussarsi alla porta nel momento del bisogno. Grazie per i nostri mille, calorosi abbracci.
Un grazie speciale e sentito a Jacopo, il mio personale e stimato esempio come caposquadriglia e come scout. Grazie per l’esempio silenzioso e mai urlato, per la vicinanza un po’ schiva ma sempre a tinte forti. Grazie per l’onestà, la coerenza e la passione che hai sempre riversato in squadriglia. Se qualcuno può dire di me che io sono stato un buon caposquadriglia, tanto è stato grazie a quel che ho osservato da te nei due anni in squadriglia insieme.
Un grande, grandissimo grazie va poi a Daniele e Albero. Grazie Daniele per l’irruenza, per la tua intemperante petulanza che mi costringe, continuamente, ad essere onesto con me stesso. Grazie Albero per i silenzi ricchi, corposi e pieni di consigli non detti, ma che, tuttavia, arrivano diretti a destinazione. Grazie della vostra sincera, forte, onesta Amicizia. Grazie per le tante nottate, l’ascolto, la pazienza, la testardaggine necessaria per combattere con un testone come me. Grazie soprattutto per la sensazione, mai smentita dai fatti, di esserci, sempre. Nel bisogno e nella risata. Grazie, per i pianti e la Vita insieme.
Un pensiero speciale va a tutti i capi che hanno seguito questi miei ultimi anni in R/S e questa meravigliosa staff. Grazie per la vostra vocazione all’educazione, che avete messo a frutto e servizio di tanti ragazzi passati per questo clan.
Un ringraziamento personale a Mauro, con me dal mio primo anno di reparto. Alla mia età sarai stato un grande Uomo della Partenza, oggi sei, sicuramente, un grande Uomo della Vita. Da quella prima volta a parlare nella tenda degli Orsi fino a notte tarda, sei stato un vero punto di riferimento in tanti momenti di diverso sentire. Grazie per la vicinanza e per il tuo accostarti sempre in punta di piedi: sai mettere una mano sulla spalla con una discrezione degna del migliore dei fratelli maggiori. Grazie per i consigli, gli spunti, il sostegno, il Tempo e la fiducia. Spero che oggi tu sia orgoglioso di quel che hai contribuito a creare.

Ho cominciato questa avventura che ancora ero un bambino, e, per 13 anni dei 20 della mia Vita, ho deciso di continuare ad essere quel bambino. Il lupetto curioso e ciarlone è cambiato, è cresciuto. Ma è rimasto lui nel senso della Meraviglia che si è portato dietro.
Ricordo con piacere i primi campi e tutti i capi che ho avuto. Ricordo le soddisfazioni della squadriglia, il peso gioioso delle prime responsabilità, l’orgoglio per la sopraelevata e per la meravigliosa squadriglia Orsi, in tutti coloro che si sono alternati in essa. Da piccolo novizio taglialegna a capo di una squadriglia magnifica nei miei ricordi, perché composta da ragazzi speciali perché sempre sorridenti. Ricordo in particolare il campo di Montecavallo, che mi ha regalato tante sensazioni mai vissute, un vero senso di Pienezza e Felicità in quel piccolo gruppo di 11 scapestrati quali eravamo.
Poi è arrivato il tramonto, rosso, della mia vita come “educato”: la branca R/S, il noviziato e il clan. Porto con me le benedizioni delle anziane signore di Lourdes, i pianti di qualcuna di loro, le risate e il senso di comunità del Pollino, le orecchie attente di tutti a Scampia, i volti oramai nuovi della nostra ultima route.
Di tutte queste mille avventure, mille fuochi, mille verifiche finite in lacrime, un‘esperienza, principalmente, porto viva in me. Se c’è una cosa infatti che lo scoutismo m’ha regalato e alla quale m’ha consentito d’attingere a piene mani, quella è l’esperienza d’Amore.
O meglio, lo scoutismo all’Amore mi ci ha educato.
E lo ha fatto in modo fantastico, mettendomi davanti agli occhi le forme più disparate d’Amore che io potessi immaginare, così come mi ha saputo stupire nel mostrarmene la mutevolezza e le mille declinazioni che, io, mai avrei detto di mio.
Ho scoperto l’Amore bello dell’amicizia sincera, l’Amore delle simpatie da ragazzi, l’Amore nell’accogliere il Tempo che chi ti educa ti dona a fondo perduto, l’Amore di un abbraccio sotto il sole cocente della montagna, l’Amore per il proprio Paese, quando ti sembra che tutto l’Amore, in certi luoghi, non basti agli uomini neanche ad amare se stessi. Ho scoperto l’Amore di una notte sotto le stelle vicino alle persone a cui voglio bene, l’Amore per altri ragazzi che camminano con me e che ti vedono come loro esempio, l’Amore della condivisione di un dolore o di un pasto caldo, l’Amore nel donarsi, come tanti ho visto donarsi per me. La partenza è la nostra scelta verso una vita di Felicità nell’Amore e per l’Amore dell’altro, di chi mi è e mi sarà accanto nella Vita.

Ho scoperto il senso del Bello che solo l’Amore ti sa regalare. Lo scoutismo Vive perché crede nel Bello, e donarsi è l’esempio più bello del Bello. E, in fondo, già solo cercare il Bello è aver trovato una soluzione per l’equazione trascendente che descrive la Vita.

Essere scout mi ha permesso di cercare Dio anche dove Dio sembra non esserci, mi ha aiutato a capire tanti dei buoni motivi per cui dover rendere grazie, mi ha dato un respiro più profondo. Mi ha aiutato a creare la mia, vera, spiritualità. Una spiritualità che Vive nella Natura, nel Creato del quale il Signore ha voluto farci dono e del quale ci ha eletti attori, una spiritualità del sudore e della strada: la spiritualità delle fatiche di questa vita e della speranza di pace per l’altra. Una spiritualità del contatto con i problemi del mondo e di questa Vita.
Essere scout mi ha mostrato il Bello nel compiere il mio dovere verso il mio Paese.
Essere scout m’ha fatto entrare con curiosità e sicurezza nelle case dei Puffi, nel cuore di Scampia dove gli uomini si scordano anche che faccia abbiano la Vita e lo Stato. Si scordano pure che colore abbia la Felicità, quando possono farlo. Perché, a volte, non possono scordarlo: non possono perché non lo conoscono. Forse non l’hanno mai visto. Eppure tanti lottano per il Bene, senza sapere di che colore sia.
E lì, negli occhi di chi resiste, negli occhi della mamma, della maestra, nelle facce dei bambini che non hanno altra colpa che esser nati trecento chilometri più a sud di noi, nel volto tirato ma risoluto del commissario, vedi la voglia di Vivere. Fare il proprio dovere verso il Paese, significa, per tutti noi che abbiamo visto, non dimenticarci mai di loro, dovunque la strada della Vita ci porti.
Essere scout ha forgiato la mia coscienza di cittadino adulto, il mio credo nella volontà del singolo e nella lotta per lasciare il mondo un po’ meglio di come l’abbiamo trovato. Ma, sopratuttto, la consapevolezza, sempre più reale e difficile, che quel mondo che ci viene chiesto di lasciar migliore, non è solo questo pianeta, meravigliosa alternanza di opera d’uomo e della Natura. Quel mondo è la Vita di ciascuno di noi, sono le case dove entriamo nel Servizio, sono le case dell’Amicizia, è la casa della famiglia di ciascuno.
Ed è per questo che, oggi, io sono orgoglioso di ESSERE scout, nella piena certezza che, alla fine, tutto il Bello, l’Amore e la Felicità che ho ricevuto, dato, visto, sentito, creato, siano i soli e Veri tesori della vita.
Sono certo che continuerò a sentire l’eco forte dei vostri passi dietro di me.
Possa la Gioia essere la colonna sonora della vostra Vita.
Vi voglio bene.
Un abbraccio a tutti e a ciascuno

Mino
Delfino Chiacchierone

 

 

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