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Partenza Daniele Panarella PDF Stampa E-mail

Daniele ed Elena nel momento della loro partenza

Al termine della route a Scampia Daniele ha preso la partenza al vecchio faro di Ancona

Libretto della partenza curato da Daniele ed Elena

Lettera della partenza di Daniele

E’ sempre stato difficile per me iniziare una lettera, come d'altronde qualsiasi altra cosa. Sto scrivendo, ora, in semioscurità, illuminato da un’uscita di emergenza: perfetta metafora di quello che qui, oggi, mi sono impegnato a compiere. La luce che ha illuminato questi nove anni di scoutismo si è ormai spenta; resta solo una luce di emergenza che ti da il coraggio di uscire all’aria aperta. Di fuori c’è la luna piena a ricordarmi che esisto, a ricordarmi che esistono i miei sogni, le mie speranze, le mie convinzioni; e quando chiudo gli occhi vedo le stelle e una via in cielo che non se ne andrà.
Dicevo che iniziare per me è spesso difficile. D'altronde un buon inizio vale metà dell’opera; per questo ho sempre temuto gli errori, perché ogni momento della nostra vita è un inizio, dalla nascita alla morte, e la mia paura ogni volta è quella di rendere i miei errori definitivi, essendo già metà di qualcosa. Invece nel tempo ho imparato a vedere da altre prospettive. Tramite lo scoutismo mi sono messo in crisi e mi sono ricostruito.
Dopo cinque anni di roverismo sento di aver appena iniziato a cambiare me stesso; ma il tempo è finito, ora inizia la vita.
La Partenza ha la potenza di un fiume in piena. La Partenza sono questi anni di scoutismo. La Partenza sono le persone che amano. La Partenza sono gli occhi di Dio. Questa Partenza sono i “grazie” ricevuti, è voglia di vivere; questa partenza è una fine. Ogni inizio è anche una fine. Sempre è fine e sempre è inizio. Tutto è opportunità.
Anche i finali mi spaventano. I finali coraggiosi, i finali necessari. Questo forse non è ne un finale coraggioso, ne necessario; è un finale dovuto.

E’ dovuto ai miei occhi, che vedono un nuovo clan, per cui provo infinito affetto; e mi rivedo un ragazzino appena entrato. E’ dovuto alle mie orecchie, che sentono che le persone che ho vicino hanno messo le ali, e stanno già oltre il sole. E’ dovuto alla mia bocca, che ha cercato per quanto più ha potuto, di accudire parole d’amore, di lasciare un segno di un’indelebile pazza voglia di fare.
Perché la Partenza è una testimonianza, giurando solennemente di aver fatto del mio meglio. Testimonianza che ciò che è stato per me il clan inizia ora a vivere, come una fenice araba.
Cinque anni di roverismo mi hanno cambiato la vita: destabilizzata e rifiorita. Dal paese della mia infanzia mi sono voltato verso le montagne, dai declivi della mia adolescenza ho riempito i polmoni. Ora le cime davanti a me mi accecano il cuore, mi abbagliano l’anima con la loro bellezza.
La vita, come la Partenza, è una strada che finisce nel cielo. Quando arrivi al valico c’è sempre un punto più alto.
Ora riesco a vedere stendersi l’orizzonte intorno a me, sapendo che sopra di me c’è ancora una montagna.
Ho le vertigini.
Spesso ho paura delle cose belle. Ho paura di avere paura. Ma non mi importa. Cerco lo stesso di volare con le vostre ali, che voi, senza saperlo, mi avete aiutato a costruire, tutti. La sensazione di essere cambiato per vostro aiuto è come acqua fredda nel deserto. Non riesco a immaginare cosa talmente grande ognuno di quelli che hanno steso la loro stuoia nella mia vita, compiendo senza volerlo mille route fra cuore e mente. Scusate se vi ho fatti stancare spesso. Il mio passo non è cattivo.
Forse solo un grazie può rendere giustizia.
I primi esempi del reparto, i capisquadriglia, i capi, mi hanno reso scout; il clan, dove sono passate decine di persone in questi anni, mi ha reso uomo, non completo, ma vero.
Dovrei scrivere una lettera ad ognuno di voi, perché ognuno di voi è diverso, ognuno ha del bello dentro a cui ispirarsi, e molte volte possiamo farci ispirare anche dal brutto.
In tutte le persone che guardo vedo dei soli e delle lune. Qualcuno riscalda e qualcuno ti accompagna, qualcuno sta albeggiando, qualcuno è talmente bello da oscurare le stelle.
Bisogna cercare di prendere sempre il bello degli altri, finché il cuore vi regge, perché il brutto è sempre l’oscuramento del bello, come Lucifero era un angelo. Non ho ancora incontrato nessuno nella mia vita che non fosse degno di amore, anche la persona più brutta, soprattutto la persona più brutta. Perché tutto ciò che è male a questo mondo è generato dalla mancanza di amore. Dio è nei posti dove vive la sofferenza, Dio è negli occhi dei poveri, degli assassini e degli infelici. L’inferno esiste solo per chi ne ha paura, cercando il bene nel mondo avremo il bello che gli appartiene.
Per dare amore bisogna perdonare, bisogna capire, bisogna ascoltare, bisogna sempre credere che ci sia qualcosa di più. C’è sempre qualcosa di più da fare. Non fermarsi mai.
Finché non arriverò, fra le curve della strada, stanco e sfinito, senza forze per nessuna parola, senza poter sollevare fiero lo sguardo, non dovrò mai fermarmi. Il mio zaino ormai è molto pesante, e più pesa e più divampa la mia felicità, e il passo è leggero.

Sto disegnando con una bambina, cuori con le ali che volano, più alti di ogni altro uccello; la verità è dentro le cose pure. Dobbiamo essere puri, ricchi nello spirito, per vederci bene. Dobbiamo continuare a essere quei fogli bianchi che siamo quando nasciamo, dove ognuno e ogni cosa scrive il senso della vita.

Mi stupisco sempre di quanto questo fazzolettone che portiamo sia un riconoscimento universale. Questa felice Babele richiede solo un “Buona Strada” per ricevere un sorriso, un po’ di accoglienza. Richiede poche parole per entrare nel paradiso della droga senza venir nemmeno toccati o insultati, forse anche salutati da bestioni armati. Questa uniforme che unisce con poche regole scritte, e infinite non dette, cosi tante persone in tutto il mondo mi da qualche brivido, pensando che un solo uomo è riuscito a fare tutto questo.
La nostra promessa deve ricordarci che tutto è possibile, come ci ricorda una scritta davanti a noi a Scampia. Come singoli uomini possiamo essere più forti di qualunque esercito, dobbiamo solo crederci.
Noi non facciamo scout, noi siamo scout, da ora…per sempre.

La Partenza è il momento in cui ti passa davanti tutta la tua vita scout. Molte cose le ricordo vive, altre un po’ meno. I campi di reparto, dove credo sia venuto fuori il mio personale carisma, la mia sana competitività, la sicurezza di abbracciare i valori dell’essenzialità, della natura, dell’insegnamento.
Il noviziato, che non avrebbe potuto essere un miglior trampolino verso il clan. Ho iniziato a formare la mia personalità.
Poi il primo anno di clan. Un anno di assenza emotiva per me, di allontanamento. Per questa mia esperienza personale, in reparto da ragazzetto stupido a buon caposquadriglia, in clan da nullafacente a instancabile esploratore di esperienze, non smetto mai di sperare nelle persone, di vedere per loro una via.
Dalla route sulle Dolomiti la mia vita scoutistica e personale è cambiata. Sono entrato molto meglio nei meccanismi del clan, e ho incontrato due persone che nella mia anima hanno trovato casa. Non avevo mai parlato con Chiara e non mi ero confrontato mai tanto con Francesca. Ho preso da loro tutto il bene che ho potuto, e nonostante ciò continuano a contenerne un’immensità.
Con Chiara ho condiviso vita e pensieri e non riesco a immaginare una compagna di strada migliore. E’ una donna unica al mondo, la cui sola presenza su questa terra fa venire voglia di amare ogni cosa. Non conosco nessuno con un potenziale cosi alto.
Con Francesca è stato un confronto continuo, diretto e indiretto. E’ molto grazie a lei se ho imparato un po’ di più a stare a questo mondo; le ho rapito molto insegnamenti e molti momenti forti. Mi ha insegnato a conoscermi come nessun altro, e quello che sono ora un po’ lo devo a lei.
Queste due stelle del mattino le riconosco continuamente nei miei gesti quotidiani e nelle mie parole, come specchiarsi nell’acqua limpida, come impronte indelebili.
La route di Sarajevo è entrata dentro di me molto più di quanto si possa credere. Non è stata una route facile, ma me la sono portata nello zaino come di un farsi verità per il mondo. Sin dalla preparazione la mia voglia di strada era incontenibile. Li ho scoperto molte mie potenzialità, la mia voglia di fare.
Certe volte immagino quelle rose per terra, come petali di speranza, quei fori nei palazzi come monito di pace, quel terrore negli occhi come una cicatrice che lacrima. Non ci sono due cose così vicine come vita e morte.

A volte il clan sembra un bambino, così bello, ma che commette sempre gli stessi errori. E’ difficile, ma dovete cercare di conservare gli sbagli per essere migliori.
La route sul Pollino l’ho vissuta un po’ come un tramonto, contemplando i bei colori che tanti compagni di strada hanno spruzzato nel cielo; piangendo per la sua bellezza, temendo la notte e la mancanza di punti di riferimento. Credo che i simboli che mi porterò di questa route siano gli abbracci ricevuti dopo la verifica, particolarmente di Jacopo e Damiano, i cui occhi bagnati sono fra la cose più belle capitatemi negli ultimi anni. E’ bello riuscire a sentire un bene profondo anche per persone come Dami, cosi diverse da me, ma forse non tanto. Giuro che non mi scorderò mai i suoi grazie e i suoi continui stimoli.
Durante le varie verifiche ho già detto cosa penso, o almeno ci ho provato. Come non fare ricchezza delle parole che Jacopo riesce a donare durante la strada. La precisione nelle cose da fare di Elia, che tenta invano di nascondersi dietro una maschera di duro. L’ilarità di Michele e la sua estrema vicinanza e onestà di spirito. Le parole di Alessandra, il bene che voglio a Giulia.
Forse ho sentito più di ogni altro anno il clan. Non ero troppo piccolo per scordare ne troppo grande per insegnare.
Quest’anno è stata una nuova sfida. Ho scoperto che dopo il tramonto ci sono le stelle. Ho cercato di dare molto di quello che sono e di essere un esempio, un testimone, e spero di esserci riuscito. Ho avuto ottimi compagni di viaggio. Il cuore mi si è riempito delle tante persone belle che fin’ora ho incontrato. Ho istaurato un rapporto insperato con Sara, che conferma il fatto che con la volontà di cambiare e ponendosi degli obiettivi sinceri si può arrivare ovunque. Ho cercato di accrescere sempre più l’amicizia con Arianna, che nella sua primavera è il fiore più bello del prato, ancora bagnato dalla rugiada. A cui mancano molti altri petali, ma quelli che si vedono bastano a far vedere come sia grande dentro. E’ come vedere crescere una quercia senza farti mai abituare dalla stazza.
Ci sono persone come Mino, che ti rigirano fino a farti cadere tutto ciò che hai dentro, per poi ridartelo sul palmo delle mani. E’ una certezza sapere che non smetterò mai di volare con persone così. Grazie, grazie, per la sua sincera amicizia.
Ci sono persone come Albero che mi sono a fianco da sempre, dalla mia entrata negli scout. So che se cadrò in un pozzo, per quanto profondo, ci sarà lui a tirarmi su, a farmi sorridere, perché con lui basta uno sguardo per capirsi. Per tutti simbolo di limpidezza e fedeltà.
C’è Elena al mio fianco, altra riscoperta. Un onore che mi abbia chiesto di prendere insieme la Partenza. Grazie per le sue sempre belle parole e per la sua sensibilità.
E’ veramente difficile non poter ringraziare tutti. I due anni di lupettismo, le fantastiche esperienze di servizio exrassociativo. L’ultimo anno di reparto, dove ho capito quanto dia gioia essere un educatore di ragazzi fantastici; da cui ho ricevuto tanti insegnamenti. Hanno dei capi superbi: Hanno Diego, che è e sarà un esempio per tutti.

Nonostante ciò mi mancherà la strada e il clan e tutte le sue dinamiche; la nostra intimità, il puro confronto, i pianti, le verifiche, le esperienze fortissime, la simbiosi.
Ringrazio tutti i miei capiclan. In particolare Stefania e Mauro, miei genitori. Lo ripeto, qui, a Mauro, che ogni suo sorriso, parola, sguardo, è stato per me un’esplosione di voglia di amare; e che le parole di Stefania mi hanno continuamente dato la forza di andare avanti.
Sono convinto di aver fatto parte di un clan unico. Stimolo ognuno di voi a levare la propria maschera, di non avere paura essere più belli, e di guardare dietro l’apparenza di ognuno di noi, perché ognuno ha dentro una potenza e un talento da scoprire.
Scoprirvi è stato come guardarvi dormire: MERAVIGLIOSO.

Dietro ogni “Buona Strada” c’è un segreto. C’è la fratellanza, l’umiltà, il carisma, la purezza. Fede, strada, comunità e servizio.
Ma la più grande fra tutte è l’amore.
Buona strada.

Macaco Bizzarro, Daniele.

 

 

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